labiondadighiaccio

Ehi, caro diario. Oggi ho visto i miei amici, solita giornata come le altre. Quanto è bello quel ragazzo dagli occhi celesti, lo guardo sempre, lo trovo anche in mezzo alla folla.

Ciao diario, oggi ho passato tutta la giornata con la mia migliore amica. Sono stata a casa sua, siamo state tanto bene. Le voglio bene, sai.

Ehi ciao, oggi mamma ha preparato delle cose buonissime, mio diario. Sono felice, era il mio compleanno, ho invitato i miei amici a casa.

Diario, scusami. Non ti scriverò per un pò. Sto male, veramente. È brutto non ricevere il bacio della buonanotte da mamma. Litigano sempre i miei genitori e nessuno pensa più a me. Mi sento trascurata, dopo aver scoperto che tutti quegli amici erano falsi, mi hanno sempre parlato alle spalle. Tra l’altro quel ragazzo dagli occhi celesti è fidanzato con la mia migliore amica, e lei non mi ha mai detto niente. Scusami.

Caro diario, è un po che non ti scrivo. Ho cambiato idea sulla mia vita, ho avuto troppe delusioni. Non riesco a fidarmi più di nessuno, solo di queste pagine di carta, e di quella penna.

Ehi diario, è da un po di giorni che non esco di casa. Non mi piace uscire, mi sento osservata da tutti i passanti.

Diario, oggi ho adottato un gattino. Sì, era in mezzo alla strada, l’ho preso con me. Ora sta giocando con la pallina nella mia stanza. Ha il pelo lungo e bianco, è bello.

Caro diario, altra giornata chiusa in casa. La mia pelle è chiara, penso che sia perché non esco quasi più. Mia mamma dice che è così perché non mangio, ma io non mangio perché do il mio cibo al gattino, sai diario.

Ehi diario, i miei genitori non l’hanno mai visto il mio gattino. Ci passo le giornate insieme, gioca con me, è da sempre che mi fa tanti graffietti sulle mani, dove nessuno vede.

Diario, i graffietti sulle mani stanno diventando piccole ferite. Così, quando gioco con il mio gattino, lo prendo in braccio e lui ha cominciato a graffiarmi sulle braccia.

Caro diario, io e il mio gattino siamo inseparabili. Oggi ho passato tutto il giorno con lui, chiusa nella mia camera. Nessuno si è interessato a me.

Ehi diario, quelle macchie rosse che trovi tra le pagine sono solo graffi del gatto, stai tranquillo. Se oggi nessuno mi chiede come sto, penso che farò accoccolare il gattino sulla mia pancia, mi graffierá anche lì.

Caro diario, senti spero che oggi qualcuno mi sorrida nel tragitto casa- scuola. Mi prendono tutti in giro per le mie felpe, e mi riempono di insulti. Se nessuno mi sorride credo mi chiuderò in bagno con il mio gattino. Si, gli farò il bagnetto.


Buongiorno diario, o forse dovrei scrivere “caro diario” come scriveva mia figlia. Sono sua madre, e ho appena letto tutto.
Noi non abbiamo nessun gattino.
Diario, non lascerò che la situazione mi sfugga di mano. Ora mi sono accorta di tutto, andrò in bagno giuro, giuro diario che ce la farò. Salverò mia figlia, io.

Diario, ho paura. Sento l’acqua scorrere, e mia figlia urlare.
Ma io ce la farò. Lo so cosa significa, anch’io ho vissuto questo da piccola. Lo ucciderò, quel gattino.

Caro diario, siamo io e mamma che ti scriviamo. Quella che vedi qui sotto è una nostra foto insieme, stiamo sorridendo.
E nessuno dei nostri sorrisi è finto.
Diario, mamma mi ha salvato, mi ha detto che sono bella.
Non mi interessa degli insulti, io sono forte, io sono me stessa. Quel gattino è morto, e non mi interessa dei giudizi degli altri. E sai, non sarò perfetta, ma sono unica così come sono. Grazie mamma. Grazie per aver scoperto tutto, e scusa per non averti detto niente. Tu hai sempre capito tutto di me. Ti voglio bene.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

I brividi.

(via mystupidbrowneyes)

I brividi. Davvero.

(via materiavivente)

Giuro che sto piangendo.

(via occhiodimare)

E’ una cosa stupenda,giuro che ho le lacrime agli occhi.

(via the-words-that-i-have-not-told)

mi era preso il panico vi giuro..

(via solonelletuebraccia)

(via laragazzachevive)

Oddio..

(via abbracciamiocrollo)

ho avuto i brividi

(via elamiavitaefaccioquellochevoglio)

Stupendo

(via alylove16)

Le lacrime cazzo.

(via ilsuosorriso-lamiadroga)

Dio fa piangere..

(via lastoriadeilorosguardi)

o mio dio… ho gli occhi lucidi giuro…

(via la-distanza-mi-sta-uccidendo)

I brividi.

(via quindicifebbraiduemilaedodici)

Oddio..

(via perdertisarebbecomemorire)

Bellissimo..

(via ilaria-puf)

Occhi lucidissimi.

(via ognicosacominciaperchedevefinire)

Lo rebloggo ogni volta che lo vedoo ♥.♥

(via aflowerinthewhitesnow)

dio

(via treforinelcuoremaancorainpiedi)

Mamma mia ..

(via nonvoglioperdertineoranemai)

labiondadighiaccio

È stato un attimo.
Quando ho letto “Chi trova un amico trova un tesoro” i miei pensieri si sono fermati su una persona, una di quelle che non ti aspetteresti mai essere così, che entrano inaspettatamente nella tua vita e la rendono un po’ più speciale, speciale come loro.
Quando conosci una persona da qualche mese eppure ti sembra di conoscerla da una vita.
Quando ti manca se non la senti anche solo per qualche giorno.
Quando ti preoccupi se sul suo viso non vedi il sorriso.
Quando ti piace parlare con lei perchè sa ascoltare e sa essere sincera.
Quando un caffè insieme e solo una scusa per sorridere un po’.
Quando la notte sembra fatta per chiacchierare e non per dormire.
Quando sai che ti puoi fidare e allora ti apri sempre un po’ troppo.
Un tesoro io l’ho trovato. Di quelli che ti arricchiscono…il cuore.
E non sono brava con le parole.
E non lo so dire “grazie per quello che fai per me”.
Eppure io lo so che quando mi guardi l’hai capito quanto bene ho dentro per te.
Io che non mi affeziono mai perchè ho troppa paura, io che mi tengo tutto dentro, io che mi costruisco muri intorno perchè non voglio far vedere certe parti di me. Io che con te non ci sono riuscita… perchè tu sei speciale.
Un amico, un pezzo di cuore.

alessiodandi ❤️ tu, sei il mio tesoro.

labiondadighiaccio

'Filippo Derfi
21/02/2014
Italiano

Cara professoressa. So che questo tema avrebbe dovuto riguardare il testo argomentativo o qualcosa di simile. Ma io devo parlarle, semplicemente perché devo parlare con qualcuno, non importa neanche tanto con chi. Ma lei ha studiato psicologia, ed è sempre stata comprensiva, quindi mi capirà. E magari non parlerà con nessuno di questo tema. Potrà sembrarle assurdo che io le scriva così sapendo che prenderò un bel due. Ma non è più importante, le spiego perché.
La mia vita non ha senso. È solo fonte di dolori e affanni. Sono solo, e sono pazzo. Vede tutti loro che mi circondano? Mi odiano e li odio. Un bel rapporto, eh?
Mi dicono che sono emo. No, sono soltanto pazzo, gliel’ho detto. Sto sempre a maniche lunghe e vesto di nero per coprire tagli e macchie di sangue. Lei capirà. Lo spero.
I miei genitori mi dicono che sono una delusione, che sono stupido, e non vedono l’ora che me ne vada da questa casa. Fanno bene. Sono pazzo. Dopodomani sarà il mio compleanno, e dopodomani consegnerà questi temi corretti. Sa? Io dopodomani sarò morto. Non ho regali da ricevere o torte da assaggiare, morirò un attimo prima dei miei 17 anni. Non cerchi di fermarmi. Lei deve capirmi. È stata una brava professoressa, anche una brava amica a dire il vero. Sa una cosa? Non è vero che avrei potuto sfogarmi con chiunque. Lei era l’unica a cui avrei parlato così. Arrivederci, o forse dovrei dire addio.’
Piegò il foglio, e lo consegnò. La professoressa lo guardò con i suoi occhietti scuri. Filippo ammirava quegli occhi. Riuscivano a leggerti dentro senza far neanche lontanamente intravedere l’ombra di un qualche pensiero.
- L’hai riletto?
Silenzio dalla parte di Filippo.
- Fili, stai bene?
- Sì. Sì, certo.
Ma come si fa a mentire a una che ha studiato per capire quando menti?
Infatti prese il tema e iniziò a leggerlo.
Filippo pensò che non doveva andare così, e si lasciò prendere dal panico. Corse in bagno senza neanche chiedere, ma la professoressa sapeva che a volte lui scappava così. Lo lasciò fare.
Quando tornò in classe - perché prima o poi in classe ci doveva pur tornare - trovò la professoressa seduta, a fissare il vuoto. Si sedette anche lui.
- Filippo, dovrei dirti una cosa. Potremmo uscire un secondo?
La sua voce ruppe così il silenzio. Con dolcezza.
- Certamente.
Iniziò a pensare a cosa avrebbe dovuto risponderle quando gli avrebbe chiesto di non suicidarsi, di aspettare, e tutto il resto.
Invece lei gli disse soltanto - Aspetta che riconsegni i compiti corretti. A te il voto non importa, lo so, ma aspetta soltanto questo. E poi festeggia il tuo compleanno, prima. Meglio morire da diciassettenni, non credi? -
E Filippo era rimasto molto stupito. Tanto che le aveva risposto - Okay - senza neanche pensarci.
Dopodomani arrivò, e Filippo era vivo e seduto al banco di scuola. Entrò la professoressa, che gli sorrise, e disse - Grazie -. Consegnò i compiti senza perdere troppo tempo.
Ecco una cosa che faceva sempre lei: scriveva il voto e consegnava un bigliettino con un commento. Poteva riguardare il compito (‘hai scritto veramente bene, hai uno stile tutto tuo’) o l’alunno stesso (‘non so bene cosa ti stia succedendo, ma sii forte perché andrà tutto bene’). Oggi il bigliettino di Filippo era più lungo del solito (nonostante i suoi bigliettini fossero sempre un po’ più lunghi di quelli degli altri), e non c’era nessun voto. Il resto della lezione passò in fretta, e Filippo tornò a casa. Senza neanche pensarci troppo, aveva aperto l’acqua della vasca e già sapeva come sarebbe morto: dissanguato. Un taglio soltanto, preciso, chirurgico. Sul polso. Tra tutte quelle cicatrici disordinate, qualcosa che aveva un senso, un significato. Tirò fuori una lametta, e il bigliettino della professoressa.
‘Filippo, ma ci pensi che se muori adesso ti perdi un sacco di cose? Ci sono dei posti in cui voglio portarti, e altri che devi vedere da solo. Per non parlare delle cose da fare, ancora. Ora la felicità ti sembra lontana, ma non lo è poi tanto. Soltanto un passo davanti la depressione. Non sei pazzo, soltanto depresso. Ma io posso aiutarti. Tu ti fidi di me, non è vero? Mi darai una possibilità?
- la prof.
Ps: perché tu meriti di stare bene, se i tuoi pensano di no non ci hanno capito un cazzo, Fili. E i tuoi compagni di classe… Sì, vi odiate, ma solo perché loro sono dei coglioni ignoranti. Ops.
Pps: buon compleanno. C’è un braccialetto, se apri bene la busta. L’ha regalato a me la mia vecchia professoressa, perché non ci crederai, ma le ho scritto una cosa molto simile a quella che tu hai scritto a me. Credimi quando ti dico che ti capisco. Ti capisco, e ti voglio bene.’
Filippo aprì la bustina, e ne cadde un bracciale bianco, sottile. Sembrava quasi un elastico. Lo indossò, e si accorse di una scritta in rilievo: ‘Vali tanto’. Così, Filippo diede un’altra occhiata al braccio, alla lametta, alla letterina. Le sue cicatrici sarebbero diventate quasi invisibili, un giorno, come la scritta sul bracciale. E un giorno avrebbe potuto guardarle, e guardare quel bracciale. E avrebbe potuto insegnare a qualcuno che dal dolore si esce. Che si è sempre abbastanza forti per vincere. Buttò la lametta. Chiuse il rubinetto. Uscì dal bagno. Lui, questa volta, con il piccolo aiuto di un’amica, o di una professoressa, o come definirla, aveva vinto.

Marina Puglisi (via thatconfusedsoulinthoseemptyeyes)

"Perchè tu meriti di stare bene"

(via occhispentidaldolore)

….

(via theprovocationofwoodstock)

(via tiamoenonlovuoicapire)

sto piangendo alle 2.48 di notte stronzi

(via curamilanima)

Ah…

(via theboywholived107)

"aveva vinto" …

(via icantsurviveinthisworld)

Brividi

(via shh-abbracciami)

Wow …

(via ibelievefly)

É la cosa più bella che io abbia mai letto

(via sorriso-come-il-vento)

oddio, giuro che ho pianto. ho le lacrime agli occhi.

(via ilblogdiunaragazzasquilibrata)

Ogni anno il 14 febbraio mi sveglio compro una rosa e vado al cimitero, li poggio il fiore sopra la tomba di una bambina che mori di un soffio al cuore la notte di san valentino di 12 anni fa. Io ero il suo compagno di stanza in pediatria, sono uscito un paio di giorni prima promettendole che le avrei donato una rosa per san Valentino, le piaceva molto come festa e desiderava con tutto il cuore un fiore, quando mi dissero che era morta piansi e anche ora che lo scrivo lo sto facendo. -